Passero d(u)omestico

Passero domestico su basamento del Duomo di Firenze - Photo: Francesco Giannotti
Passero domestico su basamento del Duomo di Firenze - Photo: Francesco Giannotti

Agnes

Obel

Brother Sparrow
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“Lupi nel parmigiano”

wgwzkon

 

“Ora che sono un  un autore di: Lamine Sovrapposte posso  pubblicare i miei articoli”. Come novità dovrei presentarmi  ma penso che entrare nel vivo di lamine stratificate   sia un buon modo  per spezzare ogni aspettativa e testare immediatamente la sorpresa e la reciprocità di nuove frequentazioni e letture. Tanto ci scopriremo pian piano come uno spizzicato alle carte, carta dopo carta, strato dopo strato,  aggregandoci.

Quanto al surreale” Lupi nel Parmigiano”, non è una ricetta misteriosa, non è cibo alterato, mistificato,  nè latte di lupa- sono romana primo indizio. Nessuna scoperta dei Nas, si tratta di invasioni selvatiche, di lupi avvistati con sempre maggiore frequenza in prossimità delle aree urbane di Parma (nel parmense ) che cercano cibo  al pari dei flussi migratori umani – se ne parlava in radio stamattina.

Lupi e caprioli a Parma (nel parmigiano), cinghiali sulla Cassia a Roma assieme a storNi, gabbiani, cornacchie e topi; corvi, piccioni, minilepri e persino mufloni dalla bassa padana alle prealpi, gabbiani a Genova e Volpi ai cassonetti.

Alla radice di questo progressivo” inselvaticamento” delle città (e delle aree eagricole) ci sarebbe la disponibilità di cibo scartato e rifuti open air che per gli animali appaiono come una mensa a cielo aperto, un  ristorante diffuso e di prima classe.

Perchè vuoi mettere la fatica animale di cacciare?

E le  invasioni biologiche silenziose? Su tutte il gambero della Louisiana, antagonista dei gamberi autoctoni, la cui diffusione deriva dallo smantellamento degli allevamenti  perchè scoperto tossico e la zanzara tigre Aedes che, purtroppo  per noi, non sembra antagonista della europea zanzara Culex, ma si è aggiunta nella convivenza.

Non mancano nemmeno le invasioni vegetali aliene e programmate:  il riscaldamento globale facilita la radicazione di specie esotiche e  insediamenti stabili di palme giapponesi, di aree boschive caducifogli che diventano sempreverdi.

Fortuna qualche ecomuseo dedica ad alcune specie vegetali rare dei veri e propri percorsi naturalistici come le orchidee, selvatiche. Mica credevamo che fossero esotiche?

Beghe veneziane

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«Mi stai facendo ombra. Io devo asciugarmi», sento queste parole, ma mi giro e non vedo nessuno, «stasera quando verrà la signorina Lucia, a legare il suo motoscafo, mi dovrà trovare asciutta e splendente.» Non mi sembra possibile, la voce viene dalla palina.
Mi trovo a Venezia per lavoro. Sono le otto, c’è poca gente. In questi giorni di mattina c’è sempre la nebbia in laguna. Stamattina, però, si è un po’ diradata e spunta perfino un raggio di sole. Sono appena uscito dal bar che si affaccia sul Canal Grande, per un caffè. Il sole è tiepido e sono fermo sulla sponda a dare un’occhiata al giornale e a scaldarmi un po’ prima di mettermi in attività, approfittando della calma prima del brulichio quotidiano dei turisti.
«Non posso rischiare che la signorina si imbratti le mani di vernice.», è proprio una palina che se la prende con una vecchia bricola, «hai capito?»

Palina e bricola - Venezia - Photo: Francesco Giannotti
Palina e bricola - Venezia - Photo: Francesco Giannotti

«Cosa vuoi?», risponde la bricola.
«Voglio che la smetti di farmi ombra. Trova un modo per spostarti.»
«Non ci penso neanche. Io sono qua fissa per lavorare. Non sto qui a prendere il sole o a farmi bella.»
«Vorrei ben dire. Lo vedo quanto sei rozza, grezza e tutta crepata. Con quelle cozze attaccate alle gambe poi. Sei inguardabile!»
«Ti ho detto di lasciarmi lavorare. Non ho tempo da perdere io. Più tardi arrivano i gondolieri a mangiare e se torna la nebbia hanno bisogno di me per orientarsi. Arriva anche il motoscafo dei carabinieri e io devo stare pronta a indicare la rotta. Ho da sgobbare io, altro che prendere il sole: roba da nullafacenti.»
«Sei soltanto una cafona. Il mio è un ruolo di rappresentanza. La mia signorina è fuori tutto il giorno a mantenere le pubbliche relazioni. È una donna di classe. La sua classe si distingue da come si veste, dalla leggerezza della sua imbarcazione e dall’eleganza, snellezza e cura della sua palina, che modestamente sarei io. Niente a che vedere col tuo mucchio di tronchi scuri e puzzolenti.»
«Questo mucchio di tronchi, come dici tu, ha la capacità di far da guida a centinaia di imbarcazioni, altro che rappresentanza. Eppoi, scusa, non sei di legno anche tu?»
«Si, ma io sono fatta di legno di robinia. Un legno esile leggero, ma molto resistente all’acqua e sono soprattutto molto curata. Mi verniciano ogni sei mesi, non come te.»
«Io sarò anche poco curata e non bella come te, ma quando la sera arrivano le barche dei tanti giovanotti e anche meno giovani che vengono a far visita alla tua signorina, nessuno si lamenta. Appena mi vedono dicono tutti: “ecco ci siamo, leghiamo la barca. Comincia la festa”. Non parlano certo di te e le barche le legano a una palina qualsiasi, anche quelle non verniciate. Sono più importante io per loro che gli indico il posto dove rifugiarsi. Ricordati, inoltre, che quei giovanotti, alla tua signorina di classe, fanno guadagnare anche i soldi per tenerti sempre bella verniciata. È anche grazie a me se puoi darti tante arie.»
La palina e la bricola continuano a litigare, intanto nella mia testa si fa spazio una confusione preoccupata. Penso, non è possibile che sento queste voci, devo essere molto stanco. Avrei voluto che ci fosse qualcuno per capire se anche loro sentissero le stesse voci o se è solo una mia suggestione. Potrei chiedere al barista, ma ho paura che non mi creda e che mi prenda in giro. Se le voci le sentissi solo io che figura ci farei? Mi sarei rovinato la reputazione e mi avrebbero detto che sono un pazzo.

Paline e pali - Venezia - Photo: Francesco Giannotti
Paline e pali - Venezia - Photo: Francesco Giannotti

Decido allora di andare in ufficio e cercare qualche collega e poi proporgli un caffè insieme. Sarebbe servito come scusa per farlo venire sul posto e vedere se anche lui sente quello che ho sentito io. Mi avvio per la calle che porta all’ufficio. Ho percorso a malapena una cinquantina di metri quando sento un fortissimo rumore metallico provenire dal canale. Torno indietro per vedere cosa è successo. Arrivo sul punto dov’ero prima e vedo uno spettacolo che mi sconvolge. Un traghetto ha fatto una manovra sbagliata ed è finito contro la sponda, proprio dov’ero io poco fa. Ha un’ammaccatura sullo scafo, ma nessun danno serio e soprattutto tutti i passeggeri sono incolumi. I passeggeri vengono fatti scendere per sicurezza. Il traghetto che funziona ancora viene fatto spostare per quantificare i danni e per fare una verifica più accurata dell’imbarcazione. Io ho ancora in mente il dialogo al quale ho assistito poco prima. Il traghetto è andato a sbattere proprio dove c’erano la bricola e la palina. Adesso che il traghetto si è spostato, corro subito con lo sguardo a cercare i due dialoganti. Non c’è più niente. La preoccupazione mi assale. Nella mia mente prende piede la paura che non riuscirò più a scoprire la verità su quello che mi era accaduto questa mattina. Mi sarei portato dentro per sempre un mistero irrisolto.
I passeggeri nel frattempo si sono allontanati per andare sulla fermata più vicina. Ormai la sponda è tornata a essere quasi deserta. Guardo ancora nell’acqua. Vedo che più avanti nel canale a una trentina di metri c’è qualcosa che galleggia. Mi porto più vicino e vedo che a pelo d’acqua ci sono la palina e la bricola che galleggiano l’una accanto all’altra. Entrambe sono in silenzio. Penso, sembrano morte, poi mi dico, ma sei impazzito? Quella di prima è stata solo un’allucinazione dovuta allo stress. Sono degli oggetti, non possono essere vivi.
Decido di tornarmene a lavorare altrimenti salta tutta la giornata. Mi volto per andarmene. Due passi appena e sento una voce che proviene dall’acqua alle mie spalle: «signore, signore, ci potrebbe aiutare?»

f.g.

Matt

Elliott

La Disputa

Io respiro

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Breathe - Padiglione Austria - Expo Milano 2015 - Photo: Francesco Giannotti
Breathe - Padiglione Austria - Expo Milano 2015 - Photo: Francesco Giannotti

 

Giacente tra le gambe
serpeggio il mio respiro
che l’erto monte irsuto
lambente il corpo tuo lo invade.
Sussurra la foresta lasciva
e al soave ricetto attira.

f. g.

Pink Floyd

Breathe/Any Colour You Like

Nel blu dipinto di blu

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In questi giorni si parla tanto di impacchettamenti di opere. Mi è venuta in mente questa foto che ho fatto nel 2009 a Venezia. Allora come ora il motivo erano i soldi: le modalità un po’ diverse.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIREPonte dei sospiri - Venezia- 2009 - Photo: Francesco Giannotti

Ponte dei sospiri - Venezia- 2009 - Photo: Francesco Giannotti

Tom

Waits

Blue Valentines

Artista con grembiule all’opera*

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*La foto è stata eseguita dal marciapiede davanti al piccolissimo studio che è così come si vede, dopo aver chiesto il permesso al soggetto.

Artista all'opera (foto da marciapiede) - Firenze - Photo: Francesco Giannotti
Artista all'opera (foto dal marciapiede) - Firenze - Photo: Francesco Giannotti

Musica Nuda

La pittrice di girasoli

Topo/grafica* 01 – La cupola di Pippo

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* Topo/grafica = Rielaborazione grafica di una o più immagini di un luogo associate alla sua descrizione e storia, parte delle quali si intravedono sullo sfondo.

«Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?»
(Leon Battista Alberti, De pictura)

La cupola di Pippo - Topo/grafica 01 - Graphics: Francesco Giannotti

Ivan

Graziani

Firenze (canzone triste)