Ragni (reloaded)

Per una fruizione totale del post, premi il tasto play e attacca la musica

Quando ero bambino e giocavo nel giardino di mio nonno, nelle mattine di primavera, spesso ero affascinato da una ragnatela che fino al giorno prima non c’era. Come d’incanto la tela isolata, coperta da goccioline di rugiada, luccicava attraversata da un raggio di sole. Era bellissima. Io mi fermavo ad ammirarla e dopo qualche minuto, quando il tepore del sole aveva fatto evaporare la rugiada, arrivava un ragnetto che metteva a posto i fili danneggiati. Io a volte lo prendevo con la punta dell’indice. Il ragno saltava giù rimanendo appeso ad un filo. Ci giocavo per un po’ finchè lo perdevo di vista o lo rimettevo vicino alla sua tela, quando mi ero scocciato. Erano quei ragnetti piccoli da giardino, non ne avevo paura.
Stranamente, però, se durante lo stesso giorno mi imbattevo in uno di quei ragni, con le zampe lunghissime,avevo paura di toccarli. Parlo di quei ragni che vivono nelle soffitte, nelle scale o anche nelle case, che fanno le ragnatele negli spigoli tra parete e soffitto, anch’essi innocui per l’uomo. Mi facevano paura. Non ho mai capito il perchè.

Il ragno ha sempre colpito e stimolato l’immaginario umano. Spesso è entrato, quasi fosse una creatura leggendaria, nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra tutte spicca il mito di Aracne (la figura mitologica narrata da Ovidio nelle “Metamorfosi”) e il fenomeno del tarantismo.


Aracne in un’incisione di Gustave Doré

Alternativamente la simbologia legata al ragno assume una valenza positiva o negativa, a seconda dell’interpretazione che viene data alle sue caratteristiche (anatomiche, comportamentali e persino “psicologiche”).
La laboriosità del ragno è uno degli aspetti che ha maggiormente colpito l’immaginario umano, insieme a una grande precisione tecnica che dimostra nel tessere la propria tela. Da ciò derivano molti miti e tali caratteristiche divengono lo spunto della narrazione e il fulcro del significato morale.
Un altro aspetto molto rilevante, in chiave negativa, è il pericolo potenziale rappresentato dal ragno, predatore, talvolta velenoso, che grazie alla sua tela – o, in alcuni casi, alla caccia – si procura il cibo per divorarlo ancora in vita dopo averlo paralizzato.

Odilon Redon - L'araignée, elle sourit, les yeux levés

Il ragno compare, seppur in modo minore rispetto ad altri animali, in diverse opere artistiche.
Lo troviamo in alcune opere di Odilon Redon, rappresentato in modo surreale.

Odilon Redon - L'Araignée qui pleure (Il ragno che piange)

Nel dipinto allegorico La Dialettica di Paolo Veronese, la personificazione femminile di quest’arte tiene fra le mani alzate una ragnatela che fissa con lo sguardo. Il gesto simboleggia le parole con le quali chi è esperto di dialettica è in grado di avviluppare l’interlocutore.


Paolo Veronese - La dialettica

Nel dipinto La Medusa di Rubens, compaiono due ragni insieme ai serpenti a una salamandra e uno scorpione.

1280px-rubens_medusa

Pieter Paul Rubens - La Medusa

La scultrice Louise Bourgeois, specializzata anche in restauro e tessitura di arazzi, ritrae spesso dei ragni con al centro un volto di donna. Tale soggetto si ricollega ai culti della donna-ragno, dea creatrice nativo-americana.
Particolarmente nota è la scultura in bronzo Maman raffigurante un ragno femmina di circa 9 metri dalle lunghe zampe che, sotto il ventre, ha una sacca di marmo bianco con 26 uova.

Louise Bourgeois - Maman

Pubblicato il 18 Marzo 2013 su Libero

Banco del Mutuo Soccorso

Il ragno
Annunci

Nudi (reloaded)

Il primo post di questo blog (quando era ospitato da Libero) dedicato al fotografo Franco Fontana, mostrava tra le varie foto, alcune che avevano come tema il nudo femminile.
Partendo dal commento di una utente che sosteneva che vengono raffigurate sempre donne nude, troppe, le ho promesso di trattare brevemente il nudo maschile.
Credo che la “Nascita di Venere”, forse, con un nudo maschile non avrebbe avuto lo stesso successo.

Sandro BotticelliNascita di Venere
1482–1485 circa
Tempera su tela
172×278 cm
Galleria degli Uffizi, Firenze

Faccio una carrellata di nudi maschili sia nella pittura che nella fotografia, in modo particolare le foto del barone Wilhelm Von Gloeden, per terminare con dei nudi pubblicitari.

Paul Cezanne
I Bagnanti


Gustav Klimt
Nudo maschile
ca 1883
olio su tela
67,5 x 54 cm
Österreichische Galerie Belvedere, Vienna


Wilhelm von Gloeden

Von Gloeden era un piccolo nobile tedesco del Meclemburgo che, sofferente di quella che sembra essere stata tubercolosi, si trasferì a Taormina in Sicilia nel 1878. Data la sua ricchezza, procurò una considerevole scossa all’economia locale di questa povera zona d’Italia.
Von Gloeden, che aveva iniziato a fotografare ragazzi negli anni ’80 dell’800, ma che aveva anche fatto degli studi per ritratti di contadini del luogo e foto di paesaggi, trasformò il suo hobby in una professione redditizia dopo il 1895, quando la sua famiglia ebbe un crollo economico. Da tempo una celebrità locale a Taormina, il suo lavoro (e i suoi modelli) attirarono in Sicilia personaggi in vista dell’epoca, come Oscar Wilde, il “re dei cannoni” Friedrich Alfred Krupp, Richard Strauss, nonché l’imperatore tedesco Guglielmo II.
La maggior parte dei lavori di von Gloeden si colloca in questo periodo fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Le sue idilliache “illustrazioni di Omero e Teocrito”, ovvero fotografie di giovani scarsamente vestiti in pose classiche, vennero anche riprodotte come cartoline e godettero di una certa popolarità come souvenir per turisti.
Wilhelm von Gloeden è noto soprattutto per i suoi studi pastorali di nudo maschile di ragazzi siciliani, di Taormina, che fotografava assieme ad anfore o costumi dell’antica Grecia, per suggerire una collocazione idilliaca nell’antichità.
Da un punto di vista moderno, il suo lavoro è notevole per il suo uso sapiente e controllato dell’illuminazione, così come per l’elegante messa in posa dei suoi modelli. Alla perfezione artistica dei suoi lavori contribuirono anche l’uso innovativo dei filtri fotografici e di lozioni per la pelle di sua invenzione.
La prima esposizione monografica dedicata all’opera di Von Gloeden fu allestita in Italia solo nel 1978, a Spoleto, in occasione del Festival dei Due Mondi. (da: it.wikipedia.org)


Wilhelm von Gloeden
Ragazzo che suona il flauto di Pan (dettaglio)
ca. 1900

Wilhelm von Gloeden
n. 0153
da: Amore e arte, p. 38

Wilhelm von Gloeden
Giovani pescatori

Il caffè, bevanda artistica

Penso che il caffè sia la bevanda più artistica che ci sia.

Qualcuno potrà obiettare: «e il tè, il vino, l’assenzio, il whisky o la Coca Cola non lo sono?»

Sono presenti anche loro nell’arte, ma non sono la stessa cosa. Intanto ci sono i caffè letterari e non i tè letterari, i vini letterari, gli assenzio letterari o le Coca Cola letterarie.

Nel cinema, nel teatro, nella musica, nalla pittura se ne trovano tante tracce. Sia nei titoli delle opere che nei contenuti.

Hong Yi - Jay Chou made of Coffee Cup Stains
Hong Yi – Jay Chou made of Coffee Cup Stains

Nel teatro già nel 1750 Carlo Goldoni scrive “La Bottega del Caffè”.
Nel 1761 l’abate Pietro Chiari scrive un dramma dal titolo “Il caffè di campagna, dramma giocoso da presentarsi in musica nel teatro Giustiniani di San Moise l’autunno dell’anno 1761 dell’abate Pietro Chiari poeta di S.A. S. il signor Duca di Modana”.

Nella musica, il caffè conta il maggior numero di citazioni.
Nel 1734 Johann Sebastian Bach scrive la “Cantata del Caffè”.
Dal 1918 le prime canzoni sul caffe’ “A tazza e’ cafe’ ” edita da “La Canzonetta”, scritta da Capaldo, per i testi, e Fassone per gli arrangiamenti.
Nel 1969 Riccardo del Turco partecipa al Festival di Sanremo con “Cosa hai messo nel caffè?”

Ulteriori citazioni, anche se fare una lista completa e’ quasi impossibile, sono:
Bob Dylan “One More Cup Of Coffee” Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello “O’ cafè” Roberto Murolo “A Tazza ‘e Caffè” Fabrizio De Andre’ “Don Raffaè” Pino Daniele “Na Tazzulella e Cafè” Prince “Starfish And Coffe” Cranberries “Wake Up And Smell The Coffee” Fiorella Mannoia “Caffe’ nero bollente” Alex Britti “7000 caffè” Paolo Conte “Donna Dal Profumo Di Caffè” Fabio Concato “Chicco di caffè” Gruppo Italiano  “Il treno del caffè” Ornella Vanoni “Caffè lontano” Valeria Romitelli  “Il Gusto Del Caffè” Alessandro Fiori  “Volevo solo fare il caffè” Francesco Tricarico “Il Caffè” Nobraino  “Solito Caffè” Squeeze “Black Coffee in Bed” Hugo Blanco y Su Conjunto  “Moliendo Café” Blur  “Coffee And TV” Gabin  “Midnight Caffè” Roberta Barabino Tomaso Chiarella  “In un caffè” Caffè dei Treni Persi  “Il caffè dei treni persi” Gazebo Penguins  “E’ finito il caffè” Franco Ricciardi  “Un altro caffè” Brace  “Caffè” Alessandro D’Orazi “Profumo di caffè” Pooh  “Un caffè da Jennifer” Alessandro Cenedese “un caffè con te” Ruggiero Mascellino “Il Caffè delle Meraviglie” Alberto Camerini  “La bottega del caffè” Sergio Caputo  “Hemingway Caffè Latino” I Kings  “Caffe’ amaro” Slep  “Caffè Dell’Anima” Figli Di Madre Ignota “Caffè Turco” Cocky Mazzetti  “Un caffè” Diorhà  “Davanti a un caffè” Pippo Pollina  “Caffè Caflisch” BrazosBlack Suit Trio “Caffè” Sylvan Esso  “Coffee” Otis Redding “Cigarettes and Coffee” Ed Sheeran “Cold Coffee”

 CAFFÉ_TAGNeanche il cinema si è fatto mancare l’affascinante bevanda scura.
Dagli italiani:
Café Express di Nanni Loy;
Venga a prendere il caffè da noi di Alberto Lattuada;
No grazie, il caffè mi rende nervoso di Lodovico Gasparini con Massimo Troisi e Lello Arena.
Agli stranieri:
Coffee and cigarettes di Jim Jarmush;
Bagdad Cafè di Percy Adlon (Il titolo originale era “Out of Rosenheim”);
Cafe di Marc Erlbaum;
Oh boy, un caffè a Berlino di Jan Ole Gerster.


Caffè dei Treni Persi

Il caffè dei treni persi