Un quarto d’ora di Gloria *

  • É il mio primo racconto: abbiate pietà (probabilmente ci sono degli errori che correggerò a mano a mano che me ne accorgerò, non l’ho riletto prima di pubblicarlo, o in seguito a segnalazioni). Correzioni e critiche sono gradite.

Ted, come tutte le sere, uscito dall’ufficio, vagava per la città in cerca di emozioni forti che potessero dare un senso alla sua vita. Da tre settimane la moglie lo aveva mollato per un altro. Ormai oltre alla moglie odiava tutto: il lavoro e questa città. E pensare che fino a pochi mesi fa il suo lavoro e la sua città non li avrebbe sostituiti con nulla al mondo. A pensarci bene neanche sua moglie l’avrebbe sostituita con nessun’altra donna al mondo, invece era stato sostituito lui.
Si era messo in testa che doveva cambiare vita e che doveva concedersi solo alle avventure. Erano giorni che girovagava da un bar all’altro. Fino a quel momento aveva collezionato solo un numero esagerato di whisky, ma di avventure nessuna. Il giro si concludeva sempre al bar di Harry, anche stasera era giunto all’ultima tappa. Al suo attivo c’erano già otto whisky e due birre.
É appena entrato nel bar di Harry. Venendo dal freddo dell’esterno gli si appannano le lenti e viene investito da un’aria quasi irrespirabile. Ted seppur barcollante adocchia una ragazza seduta al banco. La vede di spalle. Ha i capelli medio corti mossi biondo platino. Indossa un vestito bianco che esalta le sue curve. Mi ricorda Marilyn, pensa Ted che vedendo lo sgabello vuoto alla sua destra, lo punta per andare a sedersi, non prima di aver preso due sbandate.
«Ehi Harry! Come va?», chiede Ted al barista.
«Come ieri sera Ted e come tutte le fottute sere», risponde Harry alla domanda di routine, «scommetto che prendi un whisky.»
«Come fai a indovinare tutte le sere?», chiede ridendo, poi rivolgendosi alla donna alla sua sinistra, «vediamo se indovino anch’io. Prendi un whisky anche tu?»
«No!», risponde la bionda che come Marilyn ha un neo a sinistra della bocca, anche se non le somiglia per niente, ma tanto Ted non riesce a distinguere bene il volto.
«Cosa bevi allora?», chiede Ted inclinando la testa avanti in balìa dell’alcool.
La donna lo guarda per qualche secondo, poi dice: «una vodka.»
«Hai sentito Harry? Una vodka alla signora e metti sul mio conto.»
«OK Ted», risponde Harry servendo la vodka alla donna che alza il bicchiere verso Ted e dice: «Cheers.»
«Cheers, a cosa brindiamo?», chiede Ted.
«A questa serata morta: fa’ che diventi elettrizzante.», dice la bionda guardando Ted negli occhi e lambendo il bordo del bicchiere con la punta della lingua.
Ted ha un sussulto, seppur ammorbidito dall’alcool e come se sognasse ad occhi aperti pensa, che sia finalmente la sera giusta?
La donna butta giù la vodka tutta d’un fiato, si alza e dice: «andiamo via da questo posto.»
«Dove andiamo?» chiede Ted, ormai a corto di lucidità.
«Seguimi.»
Ted prende il cappotto, lascia dieci dollari sul bancone e va via: «aspettami.»
Una volta in strada Ted cinge la vita della nuova conquista con il braccio e si lascia guidare lungo il marciapiede. Il passo di Ted diventa sempre più pesante, ogni tanto si allunga verso la donna per baciarla, ma lei dice: «aspetta che stiamo per arrivare.»
Dopo aver percorso circa cento metri arrivano a una porta che da sul marciapiede. La ragazza apre la porta, accende la luce e dice a Ted: «Dai saliamo. Andiamo a casa mia.»
Dietro la porta appare una lunghissima e strettissima rampa di scale. Ci passa appena una persona magra. In cima, con la sua vista un po’ offuscata dall’alcool e dalla debole lampadina, Ted scorge un’altra porta: «É lì che abiti?»
«Si, dai che ci siamo.», dice lei che si trova già su e sta aprendo l’altra porta.
La casa è un monolocale con un letto matrimoniale, due comodini, un armadio, un orologio sulla parete di fronte al letto e una porta che probabilmente è quella del bagno. Non si nota alcun angolo cottura.
Io qui ci sono già stato, pensa Ted. Lungo il tragitto dal bar alla casa le capacità percettive sono peggiorate molto: «c’è un bagno?», chiede lui.
«Si dove c’è quella porta.»
Dopo aver espletato i bisogni fisiologici, Ted fa scorrere l’acqua fredda nel lavandino e ci ficca la testa sotto, per cinque minuti. Quando sembra essersi ripreso un po’, si asciuga i capelli con un accappatoio rosa che è appeso in bagno, entra nella stanza: «Bellezza, dov’è la serata elettrizzante che mi avevi promesso?».
«Non ti sembro abbastanza elettrizzante o sei già fulminato?» chiede lei infastidita.
Ted alza gli occhi e vede la donna completamente nuda, con addosso solo il reggicalze, è sdraiata sul letto: un corpo mozzafiato.
Ancora un po’ intontito Ted si spoglia e va a letto, nonostante tutto riesce a eccitarsi. É difficile resistere a delle curve simili. In men che non si dica le è sopra. «Oh si Ted! Si! Dai così non fermarti. Sii Ted! Si Ted!», ripete la bionda alternando urla e gemiti.
«Oooh! Conosci il mio nome?» chiede Ted ansimante e un po’ frastornato.
«Siiiiiiii Ted!», esclama lei al culmine del piacere.
Ted appena finito si alza dal corpo della donna, si sdraia su un fianco e dopo un attimo cade in un sonno profondo. La ragazza delusa sbuffa, guarda l’orologio sulla parete, lo sapevo che non avrebbe superato i quindici minuti, pensa.
Dopo mezz’ora si addormenta anche lei.
Sono le cinque e trenta, si sente lo squillo di una sveglia. É la sveglia del telefono di Ted.
«Spegni quella fottuta sveglia», si lamenta la bionda.
Ted deve partire stamattina, deve fare un controllo al fegato in ospedale e non sa se ci resta. Non ricorda bene cosa sia successo la notte scorsa, ma sa dove si trova.
Si è già vestito. Si avvicina al letto, si china sulla donna, le dà un bacio sulla bocca e le dice: «ciao, io vado.»
Lei apre gli occhi chiedendo: «Ci vediamo domani sera Ted?»
«Io parto adesso forse ci vediamo la settimana prossima», dice lui, «i soldi te li ho lasciati al solito posto: sul comodino. A presto Gloria.»

Photo ed elaborazione grafica: Francesco Giannotti
Photo ed elaborazione grafica: Francesco Giannotti

Patti

Smith

Gloria
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Pubblicato da

delegointe

Architetto in modo non continuativo

2 pensieri riguardo “Un quarto d’ora di Gloria *”

    1. …anche il racconto è partito dal gioco di parole del titolo. Ho pensato che un quaro d’ora di gloria potesse significare un quarto d’ora con Gloria. Se la battuta non va bene sei pregata di dirmelo. 🙂

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