Francesca

Francesca, l’avevo conosciuta alla fermata dell’autobus che prendevo per andare all’università. Abitavamo nello stesso comune. Minuta, occhi neri e un sorriso che ti fa venire voglia di volerle bene e perfettamente intonato con la sua dolcezza. Eravamo coetanei. Non c’è mai stato niente tra di noi oltre l’amicizia. Lei era molto credente, io l’opposto. Frequentava la comunità di una chiesa e di un parroco che da un po’ di tempo è diventato molto famoso.

Avevamo avuto molte discussioni, sempre pacate, sulla religione. Se fosse più giusta la mia posizione o la sua al riguardo, ma finita la discussione, i nostri punti di vista su molte cose tornavano a incrociarsi.

Quando io mi sono trasferito a Milano, ci siamo persi di vista. Mi capita spesso con gli amici. Cambio ambiente e mi allontano, però, congelo l’immagine in me e quelle persone rimangono sempre le stesse.

Cinque anni fa, una di quelle due tre volte all’anno in cui vado a far visita ai miei genitori, mia madre mi chiese: «ricordi Francesca? Quella ragazza che una volta è venuta anche a casa?»

«Certo che me la ricordo, perchè?»

«Qualche giorno fa è morta.»

Non ci potevo credere. Le ho chiesto come era morta, ma non ha saputo dirmelo.

Ho chiesto a qualche amico, mi è stato detto che è morta di tumore fulminante. In poco più di un mese. Sono tantissimi i casi nella mia zona, da anni.

Sono rimasto alcuni giorni a casa dei miei ripensando a Francesca.

Sono tornato a Milano. Il sabato successivo, ero in Corso Buenos Aires con mia moglie per fare delle compere. C’era il sole, ma faceva molto freddo. Appena uscito dalla metropolitana ho cominciato a passeggiare, la mia attenzione è caduta su una cavolaia. Quelle farfalle bianche con un punto nero sulle ali. Era pieno inverno e volava in una zona trafficata di Milano. Volava all’altezza delle tende e delle insegne dei negozi.

L’ho fatto notare a mia moglie che era poco interessata. La passeggiata è proseguita fino quasi a piazzale Loreto. Per tutto il tragitto non ho perso di vista la farfalla. Volava facendo lo stessa strada e rispettando gli stessi tempi. Quello che dirò adesso potrà sembrare molto stupido o poco razionale. Io in quel momento pensavo a Francesca e ho avuto la senzazione che la farfalla che mi accompagnava avesse attinenza con lei.

Era lì per salutarmi per l’ultima volta.

Alexi

Murdoch

Breathe
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Pubblicato da

delegointe

Architetto in modo non continuativo

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