Nick e Bart


Musica: Joan Baez (Ennio Morricone) – Ballata di Sacco e Vanzetti

Il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charlestown nello stato del Massachusetts, vengono giustiziati con la sedia elettrica Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore (FG), 22 aprile 1891 – Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto (CN), 11 giugno 1888 – Charlestown, 23 agosto 1927). Accusati di aver ucciso due persone nel corso di una rapina avvenuta, nella primavera del 1920, a South Braintree, nei dintorni di Boston.

Sacco faceva l’operaio in una fabbrica di scarpe. Vanzetti faceva il pescivendolo.
Si sono sempre dichiarati innocenti e già all’epoca del processo c’erano molti dubbi sulla loro colpevolezza.

Alla base del verdetto di condanna – a parere di molti – vi furono da parte di polizia, procuratori distrettuali, giudice e giuria pregiudizi e una forte volontà di perseguire una politica del terrore suggerita dal ministro della giustizia Palmer e culminata nella vicenda delle deportazioni (Wikipedia).

Sono stati degli “agnelli sacrificali” in quanto anarchici e italiani.

Contro la sentenza di condanna a morte sono state raccolte 50.000.000 di firme, in tutto il mondo. Molte figure di spicco, in tutto il mondo, hanno sostenuto una campagna affinchè il processo fosse rifatto, acquisendo le rilevanti prove che li avrebbero sicuramente scagionato. Personaggi come: John Dewey, Romain Rolland, ,Stefan Zweig, Maksim Gorkij, Benedetto Croce, Bertrand Russel, Albert Einstein, Dorothy Parker, Edna St. Vincent Millay, Bertrand Russell, John Dewey, George Bernard Shaw, John Dos Passos, Upton Sinclair e H. G. Wells.

Cinquanta anni dopo l’esecuzione del 1927, il governatore del Massachusetts in carica nel 1977, Michael S. Dukakis, proclama ufficialmente il 23 agosto il «Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti Memorial day», facendo pubblica ammenda per la negazione, nei confronti dei due giustiziati, di un processo «giusto e imparziale».
Qualche tempo dopo, però, il Senato condannò tale proclamazione, dichiarandola illegale.

***

« Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un radicale, e davvero io sono un radicale; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […] »
(dal discorso di Bartolomeo Vanzetti del 19 aprile 1927 rivolgendosi per l’ultima volta al giudice Thayer, a Dedham, Massachusetts)

“Al centro immigrazione, ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America”. E in seguito scrisse: “Dove potevo andare? Cosa potevo fare? Quella era la Terra Promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me”.
(Bartolomeo Vanzetti, al processo, descriverà così l’esperienza dell’immigrazione)

«lessi il Capitale di Marx, i lavori di Leone, di Labriola, il Testamento politico di Carlo Pisacane, i Doveri dell’uomo di Mazzini… mi schierai dalla parte dei deboli, dei poveri, degli oppressi, dei semplici e dei perseguitati… compresi che i monti, i mari, i fiumi chiamati confini naturali, si sono formati antecedentemente all’uomo, per un complesso di processi fisici e chimici, e non per dividere i popoli».
(Bartolomeo Vanzetti, autodidatta, racconta delle suel letture fatte negli Stati Uniti)

“Mio caro figlio e compagno,
sii forte per poter consolare tua madre, e quando vorrai farle dimenticare la scoraggiante solitudine voglio dirti quel che facevo io. Portala a fare una lunga passeggiata in campagna, cogliete qua e là dei fiori selvatici, riposatevi all’ombra degli alberi. Sono certo che lei ne godrà e anche tu sarai felice.
Ma ricordati sempre, Dante, nel gioco della felicità, non prendere tutto per te, ma scendi un gradino e aiuta i deboli che chiedono soccorso, aiuta i perseguitati e le vittime perché sono i tuoi migliori amici…In questa lotta della vita troverai molto amore e sarai amato.
(Lettera di Nicola Sacco  al figlio Dante, 18 agosto 1927)

«La classe capitalista è spietata, senza alcuna compassione per i bravi soldati della rivoluzione. Siamo orgogliosi di morire e di cadere come cadono tutti gli anarchici».
(Nicola Sacco, dedicate ai suoi amici e ai suoi compagni, diciannove giorni prima di morire.)

«persuaditi una buona volta per sempre di questa irrefutabile verità. La protesta e la rivolta sono sempre fecondi di bene; è la codardia, l’ignoranza, la sottomissione, che sono fatali».
(Bartolomeo Vanzetti,   lettera alla sorella)

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Pubblicato da

delegointe

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2 pensieri riguardo “Nick e Bart”

  1. Questo post era stato pubblicato anche sul blog, quando era su Libero. Si, è una vicenda che dovrebbe sempre far riflettere sulle ingiustizie della giustizia. Rileggendolo, c’è un aspetto che non ricordavo e che mi ha colpito. Furono raccolte 50.000.000 di firme nel mondo. Una cifra enorme se pensi che non c’erano i mezzi di comunicazione odierni.

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